Con l’estrema grazia di un intelletto muliebre Enrica Capone plasma,
come una novella artigiana, sabbia, legno, carta,polveri di vetro, colori;
odori, sapori, suoni di un tempo che tornano e si muovono sinuosi sotto le
sue sapienti dita.
Con la minuzia lenticolare del suo buon creare dosa sapientemente la
brusca sabbia, che da rude roccia sedimentaria sciolta si disperde in
granuli infinitamente piccoli per poi tuffarsi nel colore e stendersi sulle
superfici delle sue opere, siano esse bi o tridimensionali.
Un animo gentile traspare da ogni sua creazione, le sculture sono pitture
d’insieme e le pitture bassorilievi materici, tangibili e corposi.
Il tratto, la linea, lo squarcio nella tela non rivelano cicatrici trasudanti
inquietudini ma bensì paesaggi limpidi di luoghi lontani, caldi, bruciati
dal tempo e dal sole con cui Capone riempie la scatola della memoria.
“(...)Sorge nell'alta campagna un colle, sopra il quale sta la maggior
parte della città; ma arrivano i suoi giri molto spazio fuor delle radici del
monte [...] dentro vi sono tutte l'arti, e l'inventori loro, e li diversi modi,
come s'usano in diverse regioni del mondo” .
Tommaso Campanella – La città del Sole
Come il trascorrere del tempo graffia i ricordi così l’artista segna le sue
superfici, con un susseguirsi logico di tratti, a volte con un alfabeto
continuo, infinito e circolare ( come il ripetersi del suo nome) che si
trasforma in una cantilena apotropaica, quasi onirica,altre volte
lasciandoci un messaggio visivo e crittografico allo stesso tempo, schegge
dal forte potere evocativo.
 

Serena Borghesani
novembre 2014 per mostra a Palazzo Rospigliosi ­ Zagarolo