L'eloquenza dei nudi di Enrica Capone alla galleria Il Labirinto

di Mara Ferloni

Roma - Con grande successo di pubblico e di critica di è recentemente conclusa la mostra personale di Enrica Capone alla galleria Il Labirinto, via dei Fienaroli, Roma. L'artista ha presentato nudi dalla dolce ed evidente femminilità nei quali la forma sublima la materia mostrando la consapevolezza della continuità della vita e denunciando una fragilità solo apparente che contrasta con la virilità del segno deciso, incisivo. E' un'artista di forme e armonie nel senso puro della parola che imprime alla sostanza la vitalità dinamica di una interpretazione personale. Nei suoi nudi che impasti di terre, sabbie, gessi e cere fanno diventare dolcemente languidi, tattili, c'è la verità priva di orpelli e l'anatomia del corpo femminile di snoda in ritmo continuo, poetico, lontana dal sapore di peccato: resta forma e perde ogni peso di carne,ogni richiamo di sensualità anche se la pelle sembra palpitare di vita e dà la sensazione che le sue creature vivano quella stagione in cui l'amore forma una sola cosa dell'anima e del corpo come ben recitano i versi di Antonio De Marco: Il tuo corpo è di anima/e in essa annullo il mio/per un'estasi eterna.... Osservando le immagini, raffinate, eleganti si resta nell'attesa che il dipinto si animi e Penelope dopo aver trascorso secoli di sonno possa riapparire più donna donna e più affascinante che mai, animata da quel soffio di umanità che solo i ricordi sanno dare, quando perdute le scorie della realtà resta quella sbiadita tenerezza che riporta al mondo delle illusioni. In ogni opera, siano nudi o superfici tagliate da linee, fenditure di paesaggi surreali, nei quali vibrazioni eteree fanno dissolvere la materia per trasformarla in luce, è sempre presente il senso della misura, dell'equilibrio,m del rapporto proporzionale. Sono sole le donne di Enrica Capone, assorte in una geometria di pensieri e come nell'abbraccio della Mater Materia riescono meravigliosamente a trasmettere la grande fiamma d'amore ed il senso di protezione dagli spacchi che nascondono il buio a cui la vita inevitabilmente espone. nelle Penelopi si avverte sempre l'ansia magica dell'attesa di ritrovare la propria identità per poi parlare indifferentemente di nostalgie o di rimpianti, di vita o di morte, di principio o di fine. La luce descrive la forma e rivela l'azione reciproca tra spazio e volume e il bianco-bianco, che impasti a volte rendono rosato come la pelle, a volte celeste diluito, lievissimo, quasi sussurrato, o rosso per un ipotetico tramonto che avvolge la figura perduta in un mare di blu: è un cromatismo particolare vissuto sulla pelle che provoca un moto suggestivo alla contemplazione e distribuisce a dare alla sua pittura una delicatezza degna di un maestro classico, straordinariamente moderno. Non basta la parte tecnica di Enrica Capone , architetto di indubbie capacità, un'artista autenticamente valida, ma è il suo pensiero, la continua ricerca, l'esigenza spirituale che la spinge a dare l'anima e palpito alle sue splendide creature così lontane, irraggiungibili che nell'eloquenza del silenzio diventano testimonianza concreta dell'eterno cantico della bellezza.