Saudade e panta rei 

di Elio Rumma

La pittura di Enrica Capone è espressione di un'anima extra-temporale,
quasi immateriale e i soggetti delle sue composizioni si trasfigurano
in messaggi subliminali che inducono ad un sentimento di velata mainconia 
verso un luogo, o un attimo, che ci si è lasciati alle spalle nel passato.
I brasiliani definirebbero questo sentimento con il termine "saudade" che 
sicuramente esprime meglio questo stato mentale.
Eppure non c'è tristezza nelle tele di Enrica: la meta degli sguardi è lì a
testimoniare un messaggio di pacatezza e di dolce atarassia: nulla può ferire 
la serenità di una forza interiore raggiunta con piena consapevolezza.
Le forme femminili ben si adattano alla trasmissione di questo messaggio e,
laddove prendono più forza e consistenza come nella raffigurazione della maternità
esprimono l'eterno "panta rei" che trova la sua sostanzialità solo nel profondo della psiche.
I lavori di Enrica sono meditati, metabolizzati da un'intelligenza serena e non circoscrittta
da un "reale" che è privo di vera oggettività e la figura anche quando si 
evolve verso la pura astrazione esprime sempre questo ineffabile senso di "vaquità", 
un concetto ben noto nella dottrina buddista e, forse, incastonato anche 
nell'inconscio della nostra artista.
Guardando queste opere viene alla mente un paragone con quella musica barocca di Boccherini o di 
Benedetto Marcello che ben seppero esprimere un sentimento analogo, soprattutto negli "adagi",
quando la frivolezza lascia il posto ad una serena meditazione che, solo apparentemente,
induce alla tristezza.
Nel percorso pittorico di questa mostra risulta ben chiaro che Enrica Capone non insegue le 
lusinghe del "facile" e del marcato e l'espressività visuale è dovuta ad un'intima esigenza di 
estrinsecare la lunga attesa degli eventi della vita che, quando poi sono passato, vengono rivisitati 
come un viaggio che vede i personaggi dell' Odissea scambiarsi il ruolo: Penelope pur restando
immobile, va alla ricerca di Ulisse, un simbolo più che una realtà in 
quanto tutto è già presente nel profondo di noi stessi.